Vita (Breve biografia)
a cura di José Luis Illanes, Direttore dell'Istituto Storico San Josemaría Escrivá
Nella sua predicazione san Josemaría Escrivá - sono parole di Giovanni Paolo II pronunciate il 6 ottobre 2002 durante la solenne Messa di canonizzazione - non cessava di invitare affinché "la vita interiore, la vita cioè di relazione con Dio, e la vita familiare, professionale, sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene, non fossero separate, ma costituissero una sola esistenza santa e piena di Dio". Queste affermazioni costituiscono una buona sintesi del messaggio di san Josemaría e al tempo stesso della sua figura; poiché messaggio, attività sacerdotale e personalità umana sono in lui strettamente compenetrati.
1902-1936 | 1936-1946 | 1946-1975
EPOCA DI BARBASTRO E DI LOGROÑO
Josemaría Escrivá de Balaguer y Albás nacque a Barbastro (Huesca, Spagna) il 9 gennaio 1902. Ambedue i rami della famiglia avevano profonde radici nella tradizione culturale e cristiana della Spagna, come pure nel carattere e nelle tradizioni dell'Aragona. Ricevette dai genitori - José Escrivá y Corzán e María de los Dolores Albás y Blanc - un luminoso esempio di fede e di vita di pietà forte e sincera. Fu battezzato a Barbastro e lì portò a compimento la sua formazione cristiana. Fu alunno del Collegio dei P.P. Scolopi di Barbastro, presso i quali frequentò le scuole inferiori e iniziò gli studi di liceo, che concluse nell'Istituto Nazionale di Logroño dove la famiglia si era trasferita nel 1915.
José Escrivá e Dolores Albás ebbero la loro prima figlia, Carmen, nel 1899, alla quale seguirono Josemaría e altre tre sorelle. I primi anni successivi al 1910 furono di dura prova per la famiglia, che perse le tre figlie minori e fu travolta da un rovescio economico che provocò il trasferimento dall'Aragona alla vicina Rioja. Tutto ciò lasciò il segno in Josemaría, ma non inasprì il suo carattere. Continuò ad essere un giovane spontaneo e aperto, che proseguiva gli studi con applicazione. All'età di 16 anni, mentre osservava in un rigido giorno d' inverno le impronte di piedi nudi lasciate da un carmelitano che passava per le strade innevate di Logroño, avvertì un richiamo nel profondo dell'anima.
Iniziò a presagire che Dio voleva qualcosa da lui, ma non sapeva che cosa. In tali circostanze decise di abbandonare i progetti professionali che stava prendendo in considerazione - studiare architettura - per farsi sacerdote, persuaso di poter essere in questo modo uno strumento pienamente disponibile al compimento della volontà di Dio. Ne seguì un lungo periodo di fede e di orazione intense, durante il quale chiedeva a Dio di manifestare questo volere che aveva presagito, ma che ancora non aveva percepito del tutto. Signore, che io veda! Madonna, che si compia! per anni ripeté queste giaculatorie continuamente, espressioni efficaci della sua vita di orazione e della sua decisa determinazione a mettere in pratica ciò che Dio voleva.
SARAGOZZA: ORDINAZIONE SACERDOTALE
Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici, come alunno esterno, nel seminario di Logroño; li proseguì, come alunno interno, a Saragozza, risiedendo nel seminario di San Francesco di Paola e frequentando le aule del seminario conciliare che aveva in quel momento titolo di Università Pontificia. Nel 1922 il Cardinale Arcivescovo di Saragozza mons. Juan Soldevila, che ben presto apprezzò le sue qualità spirituali e umane, gli affidò l'incarico di Ispettore nel seminario di san Francesco di Paola, nel quale per alcuni anni esercitò le funzioni di Superiore. Accanto alla formazione teologica, egli pose solide basi alla sua formazione spirituale attraverso la lettura frequente di classici della letteratura spirituale e soprattutto con la sua orazione personale: più di una notte trascorse lunghe ore davanti al Tabernacolo della chiesa del Seminario, in dialogo intimo e sincero con il Signore, e le sue visite alla Madonna del Pilar, presenza viva nella pratica della fede a Saragozza, furono quasi quotidiane.
Nel 1923, ormai avanti negli studi teologici, ottenuta l'opportuna autorizzazione dai suoi superiori, iniziò gli studi di Diritto Civile nell'Università di Saragozza, che frequentò utilizzando dapprima le vacanze estive e in seguito il tempo che le sue occupazioni pastorali gli concedevano. Nell’intraprendere gli studi di diritto, egli esaudiva un desiderio che suo padre aveva manifestato anni prima, quando Josemaría aveva espresso il desiderio di farsi sacerdote. La contemporaneità tra studi ecclesiastici e civili, la presenza nelle aule della Facoltà di Diritto e il rapporto con professori e alunni di quel centro accademico, costituirono di certo un'esperienza arricchente per la sua personalità e una preparazione per l'orientamento che in seguito avrebbe dato alla sua vita e alla sua attività.
Ordinato diacono il 20 dicembre 1924, ricevette il presbiterato il 28 marzo 1925. Poco prima, quando era al culmine del suo percorso di formazione e della consacrazione sacerdotale, era morto suo padre, nel novembre del 1924. La famiglia - composta dalla madre, dalla sorella Carmen e dal fratello piccolo Santiago, nato nel 1919 - lasciò Logroño per trasferirsi a Saragozza, e rimase in gran parte a suo carico. Josemaría iniziò il ministero sacerdotale nella parrocchia di Perdiguera (nella diocesi di Saragozza), e lo continuò in seguito a Saragozza.
MADRID. LA FONDAZIONE DELL'OPUS DEI
Conclusi gli studi di Diritto, con il desiderio di proseguirli fino al conseguimento del Dottorato - allora riservato all'Università di Madrid, che deteneva il titolo di Università Centrale – e anche per altre circostanze, si trasferì nella capitale insieme con la famiglia. Nella primavera del 1927 andò ad abitare a Madrid, dove svolse un instancabile lavoro sacerdotale a favore dei poveri e degli emarginati dei quartieri periferici; in modo speciale si dedicò ai malati incurabili e ai moribondi degli ospedali della città. Si fece carico della cappellania del Patronato de Enfermos, attività assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore. La preparazione alla prima Confessione e alla prima Comunione di migliaia di bambini, le visite nelle zone popolari di una Madrid in piena espansione, con i conseguenti problemi sociali, lo assorbirono in un'intensa dedicazione del suo esercizio ministeriale. La necessità di trovare denaro per sostenere la famiglia, che versava in una situazione economica precaria, lo indussero a lavorare come insegnante in una Accademia universitaria specializzata in studi giuridici. Le diverse attività, unite all'orazione perseverante e alla severa mortificazione e penitenza, resero quegli anni una vera "preistoria" dell'Opus Dei, ossia un periodo di approfondimento spirituale che lo preparava ad accogliere ciò che Dio si apprestava a manifestargli.
Il 2 ottobre 1928, mentre svolgeva i suoi esercizi spirituali, il Signore gli mostrò chiaramente ciò che finora aveva solo intravisto. Così nacque l'Opus Dei, una realtà incisa a fuoco nell'anima di un giovane sacerdote che dedicò, da quel momento in poi, tutte le sue energie a questo fine. Dapprima la naturale umiltà e una certa prevenzione nei confronti del proliferare di fondazioni, lo spinsero a domandarsi se non esistesse già un'istituzione che realizzava quegli ideali che Dio gli aveva mostrato; ciò nonostante da quel 2 ottobre iniziò a cercare chi potesse capirlo. Presto, però, percepì che niente corrispondeva a ciò che Dio desiderava da lui. Il 14 febbraio 1930, nuovamente sospinto dal Signore, capì di dover estendere l'apostolato che Dio gli aveva fatto comprendere, anche tra le donne.
Si apriva nella Chiesa un nuovo cammino, volto a promuovere tra persone di ogni condizione sociale la ricerca della santità e l'esercizio dell'apostolato, attraverso la santificazione del lavoro quotidiano in mezzo al mondo e senza necessità di cambiare di stato. Sempre nel 1930, un incidentale commento di una persona da lui conosciuta (come va quell'opera di Dio?), gli fece pensare che potesse essere quello il nome dell'impresa apostolica che era chiamato a diffondere. L'espressione "Opera di Dio" manifestava, da una parte la sua profonda convinzione di compiere un volere divino, e allo stesso tempo esprimeva esattamente il contenuto dell'impresa: vita ordinaria, lavoro professionale trasformato attraverso l'orazione e la donazione personali, in opera di Dio, in Opus Dei, lavoro svolto di fronte a Dio e a servizio di tutti gli uomini.
Il nucleo del messaggio trasmesso dal fondatore dell'Opus Dei fu, senza alcun dubbio, la chiamata universale alla santità nell'esercizio del lavoro professionale ordinario. Trenta anni prima del Concilio Vaticano II, parlando della pienezza della vita cristiana con soprannaturale audacia, formulava questo giudizio: "Hai l'obbligo di santificarti. Anche tu. Chi pensa che la santità sia un impegno esclusivo di sacerdoti e di religiosi? A tutti, senza eccezione, il Signore ha detto: "Siate perfetti, com'è perfetto il Padre mio che è nei cieli"" (Cammino, n. 291). La chiamata universale alla santità nel proprio lavoro non comporta - lo ribadì molte volte - una riduzione delle esigenze e dell'orizzonte che evoca nella coscienza cristiana il vocabolo "santità". Al contrario, implica ricordare universalmente e a ciascun figlio e figlia della Chiesa, che a tutti, là dove si è e con le qualità che si posseggono, sono rivolte le parole del Vangelo, l'invito che deriva dal Battesimo a seguire Cristo. Il comune fedele, nel luogo e nella condizione che ha nella società, trasformando il suo lavoro quotidiano in occasione di santità e di servizio a Dio e ai fratelli - imitando la vita nascosta di Cristo – potrà raggiungere la pienezza della vita cristiana.
Questo il messaggio che dal 2 ottobre del 1928 il Fondatore dell'Opus Dei diffuse e che attirò attorno a lui un gruppo di persone, piccolo sulle prime, ma destinato a crescere. Frattanto il contesto sociale nel quale si svolgeva la vita di san Josemaría sperimentava cambiamenti e tensioni. La situazione economica familiare continuava ad essere difficile. Cambiarono i suoi incarichi pastorali. Nel 1931 lasciò il Patronato de Enfermos e assunse la funzione di cappellano, e nel 1934 di rettore, del Patronato di Santa Elisabetta. Lì, nella sacrestia di Santa Elisabetta, dopo un'orazione personale particolarmente viva, mise per iscritto quella che fu una delle sue prime opere: alcuni commenti ai misteri del Rosario che, con alcune modifiche, furono pubblicati nel 1934 con il titolo di Santo Rosario. Fin da subito (1930) raccolse in alcuni quaderni conclusioni o stralci della sua orazione personale, insieme a esperienze che nascevano dal suo lavoro apostolico. Raccogliendo parte di questi appunti intimi, compose nel 1932 una collezione di pensieri o di punti di meditazione che intitolò Considerazioni spirituali; Pubblicati dapprima a ciclostile e in seguito dati alla stampa (1934), costituirono un efficace sostegno per il suo apostolato personale e per quello di chi seguiva il suo lavoro. Questi punti di meditazione, rivisti e completati con altri, diedero origine a una delle sue opere più conosciute, Cammino, che, pubblicata per la prima volta nel 1939, è stata tradotta in molteplici lingue, raggiungendo una tiratura di milioni di copie.
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